Lava di fuoco A.D. 1037 - ROSSO I.G.P.AZIENDA VINICOLA FUOCOMUORTO ERCOLANO

Lava di fuoco A.D. 1037 - ROSSO I.G.P.

23,00 €

Denominazione: Primitivo I.G.P. Campania

Luogo di Produzione: Comune Ercolano 

Vitigno: Primitivo 100%

Resa massima per Ha: 50 quintali

Resa di trasformazione: Inferiore al 70%

Territorio: Leggera collina con altezza media intorno ai 250 - 300m slm

Gradazione Alcolica: 15% Vol.

Affinamento: In barriques di Rovere 12 mesi

Colore: Rosso intenso 

Gusto: Pieno e gustoso, i tannini morbidi e l'alcol costruiscono ad un buon equilibrio, impressionante l'eleganza. Fresco e armonico 

Profumi: Al naso esprime note di confettura rossa, lampone, mirtillo, fragola di bosco

Abbinamenti gastronomici: Si accompagna ottimamente a zuppe, arrosti, selvaggina e formaggi di lunga stagionatura.

Può accompagnare cioccolato fondente, è un vino da meditazione

Temperatura di servizio: Servire 16-18°  

Formato

I vini del Vesuvio già noti sin dai tempi dei romani per corpo e bontà sono ottenuti da vigneti siti alle falde del Vesuvio, di cui rispecchiano il carattere e la possanza: "Haec iuga quam Nysae colles plus Bacchus amavit - Bacco amò queste colline più delle native colline di Nisa" (Marziale).

Qui l'uva ha un sapore e un profumo inconfondibile.

La fama di questo meraviglioso angolo di mondo e del suo vino ha fatto fiorire miti e leggende: "Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo strappato da Lucifero durante la caduta verso gl'inferi, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacrima Christi".

Un'altra versione narra invece di Cristo in visita ad un eremita redento che prima del commiato gli trasforma la sua bevanda poco potabile in vino eccellente. Versioni cristiane ereditate dalla mitologia pagana ben radicata sin dai primi insediamenti umani come dimostrano l'affresco di Bacco sul Vesuvio conservato nella Casa del Centenario a Pompei e le sue infinite presenze nei resti romani scampati all'eruzione del 79 DC, la più antica di cui si abbia testimonianza scritta

Sulla leggenda ritornò Curzio Malaparte che ne "La pelle", invita a bere "questo sacro, antico vino".

Nomenclatura

Il Lacryma Christi rientra nella Denominazione di Origine Controllata (DOC) Vesuvio (D.P.R. 13.01.1983 - D.M. 31.11.1991) con una produzione annua di 12.986 Hl.
Si possono fregiare della denominazione di Lacryma Christi solo quei vini prodotti da uve che sono state raccolte quando dai loro acini stillano lacrime di zucchero.

Le uve sono coltivate solo in 15 comuni in provincia di Napoli, ad alta vocazione vitivinicola e localizzati su tutta la fascia pedemontana del Vesuvio dove i vigneti ospitano varietà autoctone, da sempre coltivate in questa zona.

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